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ʿOmar ibn al-Khaṭṭāb
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Contents
• Note
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Prima della conversione
Appartenente al clan meccano dei mwggBanu 'Adi, della tribù dei mwgwBànu Quraysh, ʿOmar non fu uno dei primissimi convertiti e, anzi, si distinse inizialmente per un acceso odio nei confronti dell'mwhaIslam (per questo è chiamato da qualche studioso il mwhqSan Paolo dell'Islam). Si tramanda che la sua conversione fosse avvenuta in seguito a un apprezzamento di un suo concittadino, come lui pagano, che gli avrebbe detto che la sua ostilità nei confronti della religione predicata da mwhgMaometto avrebbe dovuto esprimersi anche all'interno della famiglia di ʿOmar e nei confronti della sorella Fāṭima, diventata mwhwmusulmana.
Precipitatosi in casa, avrebbe sorpreso la sorella intenta a leggere uno scritto. Dopo averla schiaffeggiata, provocandole una sanguinosa ferita, Omar si sarebbe vergognato del suo gesto tanto vile e avrebbe chiesto di conoscere il contenuto dello scritto. Erano i primi otto versetti della mwiqsūra XX del mwigCorano, detta mwiwmwjaTa-Ha:
«Noi non t'abbiam rivelato il Corano perché tu patisca,
bensì soltanto come ammonimento a chi teme,
rivelazione che vien da Colui che ha creato la terra e i cieli alti.
Il Misericordioso s'è assiso in gloria sul Trono!
A Lui appartiene tutto quel ch'è nei cieli e quel ch'è sulla terra e tutto quel ch'è frammezzo, e tutto quel ch'è sotto il suolo.
È inutile che tu parli ad alta voce! Egli conosce l'intimo tuo e cose ancor più occulte! Non c'è altro dio che Lui, l'Iddio cui appartengono i nomi più belli»
(trad. Alessandro Bausani, Il Corano, Firenze, Sansoni, 1955; poi Milano, Rizzoli, ed. varie)
Il califfato
Organizzò le prime incursioni nei territori arabofoni sotto diretto o indiretto controllo dei mwlaBizantini e dei persiani mwlqSasanidi. Di fronte all'inconsistenza della reazione i piani iniziali che prevedevano probabilmente una semplice serie di razzie e, al massimo, l'assoggettamento a tributo dei sedentari installati a ridosso della steppa (mwlgbādiya) arabo-siriana, si trasformarono in vere e proprie operazioni di conquista. Caddero così sotto il potere islamico la mwlwSiria-Palestina, l'mwmaEgitto, la mwmqMesopotamia e la mwmgPersia occidentale.
In tali imprese si misero in luce lo stesso Abū ʿUbayda b. al-Jarrāḥ, mwnaYazīd b. Abī Sufyān, mwnqShuraḥbīl b. Ḥasana, mwngʿAmr b. al-ʿĀṣ e, più di tutti, mwnwKhālid b. al-Walīd, recente trionfatore nella guerra della mwoamwoqridda nel corso del precedente califfato.
ʿOmar creò la prima struttura amministrativa dello Stato islamico, tanto civile quanto militare, facendo predisporre appositi registri (mwowdīwān, pl. mwpadawāwīn, ovvero mwpqdaftar,cite-ref-2[2] pl. mwqgdafātir) tenuti in ordine da personale che scriveva in mwqwgreco, mwraebraico, mwrqaramaico, mwrgcopto o mwrwpersiano (visto lo stato imperfetto della lingua araba scritta) che, di conseguenza, era per lo più mwsacristiano, mwsqisraelita o mwsgzoroastriano. Fu sempre ʿOmar, per le medesime finalità burocratiche, a disporre che, come anno 1 del mwswcalendario islamico, fosse fissato l'anno in cui mwtaMuḥammad aveva ordinato l'mwtqegira dei primi musulmani (mwtg622).
Con lui si cominciò a usare la fortunata espressione "mwuaPrincipe dei credenti" (mwuqAmīr al-muʾminīn), per evitare che la lunga espressione mwugKhalīfat rasūl Allāh (Successore dell'Inviato di Dio) per indicare il califfo, diventasse ancor più lunga, vista la tendenza iniziale a chiamarlo mwuwKhalīfat khalīfat Rasūl Allāh (Successore del successore dell'Inviato di Dio).
ʿOmar morì sotto i colpi di lama d'uno schiavo di nome Abū Luʾluʾa Fayrūz al-Nihāwandī,cite-ref-3[3], preso mwwqprigioniero in guerra, un atto nel quale non è possibile scorgere una qualsiasi motivazione politica. Era però la prima fine violenta d'un successore del Profeta e non sarebbe stata l'ultima.
Fece appena a tempo, prima di morire, a ordinare che il suo successore fosse designato da un Consiglio (mwwwmwxaShūrā) formato dai mwxqCompagni del Profeta sopravvissuti. Fu sepolto accanto ad Abū Bakr che, a sua volta, era stato inumato accanto al Profeta in quella che è poi divenne la mwxgMoschea del Profeta.
La sua famosa spada, mwyaDhū l-Wishāḥ (Quella dalla cintura gemmata)cite-ref-4[4] fu ereditata dal figlio ʿUbayd Allāh, per poi essere comprata da mwzqMuʿāwiya b. Abī Sufyān.
L'amministrazione politica
L'autorità politica sovrana era il califfo. L'impero di ʿUmar era diviso in province e in alcuni territori autonomi. Le province erano amministrate dai governatori provinciali. Le province erano ulteriormente suddivise in distretti. Altri funzionari a livello provinciale furono:
1. mwagKātib, funzionario principale (lett. "Segretario").
2. mwbaKātib al-mwbqdīwān, il segretario militare.
3. mwbwṢāḥib al-mwcakharāj, l’esattore delle imposte
4. mwcgṢāḥib al-aḥdāth, il capo della polizia.
5. mwdaṢāḥib mwdqBayt al-māl, l'ufficiale del tesoro
6. mwdwmweaQāḍī, il giudice capo
Al momento della nomina veniva emesso un documento di istruzioni al fine di regolare la condotta dei governatori. Assumendo un incarico, il Governatore doveva riunire le persone nella moschea principale e leggere le istruzioni davanti a loro.
Le istruzioni generali di ʿUmar ai suoi ufficiali furono:
mwfa“Ricorda, non ti ho nominato comandante né tiranno sulla gente. Ti ho inviato come leader, in modo che le persone possano seguire il tuo esempio. Dà ai mwfqmusulmani i loro diritti e non opprimerli per timore di subire abusi. Non lodarli eccessivamente, affinché non cadano nell'errore di presunzione. Non tenere le tue porte chiuse lasciando che il più potente di loro mangi i più deboli. E non comportarti come se fossi superiore a loro, perché è la tirannia su di loro.”
Vari governanti e funzionari di Stato dovevano obbedire a diversi altri severi codici di condotta. I principali ufficiali dovevano recarsi alla Mecca in occasione del mwfwmwgaḤajj, durante il quale le persone erano libere di presentare reclami contro di loro. Per minimizzare le possibilità di corruzione, ʿUmar aveva anche aumentato i salari al personale.
Umar fu il primo a istituire un dipartimento speciale per l'investigazione delle denunce contro gli ufficiali dello Stato. Questo dipartimento agiva come tribunale amministrativo, dove i procedimenti giudiziari erano diretti personalmente da ʿUmar. A volte veniva costituita una commissione di inchiesta per indagare sull'accusa. ʿUmar era noto per il servizio di intelligence attraverso il quale rendeva responsabili i suoi funzionari. Egli era, inoltre, un pioniere in alcuni affari:
1. Fu il primo a introdurre il sistema burocratico di conservare i registri relativi ai funzionari e soldati.
2. Fu il primo a nominare forze di polizia per mantenere l'ordine pubblico.
3. Fu il primo a far impartire punizioni alle persone divenute indisciplinate.
Un altro aspetto importante del governo di ʿUmar era quello di proibire ai suoi governatori e agenti di impegnarsi nel commercio o in qualsiasi tipo di rapporti d'affari mentre si trovavano in una posizione di potere.
Le riforme
Intraprese numerose riforme amministrative e supervisionò da vicino la politica pubblica. Stabilì un'amministrazione avanzata per le terre di nuova conquista, incluse diverse nuove strutture amministrative e relative burocrazie, e ordinò un mwiqcensimento di tutti i territori musulmani.
Permise anche alle famiglie ebree di stabilirsi a Gerusalemme. Ordinò che cristiani ed ebrei fossero trattati bene e fosse assegnata loro la quantità equivalente di terra nei loro nuovi insediamenti, rispetto a quella espropriata loro. Fu il primo a organizzare su base stabile l'esercito.
Nel 641, fondò il mwjamwjqBayt al-māl, o erario, e accordò un'indennità ai soldati e alle famiglie dei caduti. ʿUmar era noto per il suo stile di vita semplice e austero e continuò a vivere come aveva fatto in precedenza.
Nel 638, l'Arabia patì una grave carestia. Le riserve di cibo a Medina iniziarono conseguentemente a esaurirsi. ʿUmar ordinò carovane di rifornimenti dalla Siria e dall'Iraq e supervisionò personalmente la loro distribuzione. Le sue azioni salvarono numerose vite in tutta l'Arabia. Per gli sfollati, ʿUmar offriva una cena ogni sera a Medina, che secondo una stima assolutamente improbabile - visti i assai contenuti numeri degli Arabi in quell'epoca - avrebbe visto la partecipazione di oltre centomila persone.
Dai fondi raccolti nel mwkaBayt al-māl si prelevava quanto era necessario per aiutare i poveri musulmani e non musulmani, bisognosi, anziani, orfani, vedove e disabili. Il mwkqBayt al-māl funzionò per centinaia di anni sotto il Califfato dei mwkgRashīdūn (632-661) e continuò anche nel periodo degli mwkwOmayyadi (661-750) e nell'età mwlaabbaside.
Quando nuovi territori furono annessi alla mwlgmwlwUmma, beneficiarono anch’essi del libero commercio, caratterizzato dalla tassazione dei guadagni di ogni individuo. I musulmani pagavano la mwmamwmqzakāt sulle loro ricchezze per poterne lecitamente fruire. In base alla cosiddetta mwmgCostituzione di Medina, redatta da mwmwMaometto, gli ebrei e i cristiani continuarono fino al 630 a fruire di tali vantaggi e ad amministrare in modo autonomo il loro mwnastatus giuridico e religioso.
Il periodo successivo
ʿUmar, nel momento in cui era agonizzante per le ferite ricevute da uno schiavo, nominò un comitato di sei persone che aveva il compito di nominare il suo successore. Tutti e sei erano tra le dieci persone cui, secondo la tradizione, era stato promesso il paradiso.
Da quella mwoashūra (Consiglio), coordinato dal figlio del Califfo, che non era candidato per volere paterno, uscì eletto mwoq'Uthman ibn 'Affan.
Note
cite-note-11. ↑ Tabarī (mwqas.a. 23, I, mwqqf. 2731) cita a sostegno di tale data numerosi trasmettitori, tra cui il figlio del califfo stesso, mwqgʿAbd Allāḥ ibn ʿUmar, il mwqwmwramawlā di questi, Nāfiʿ, e mwrqIbn Jurayj.
cite-note-22. ↑ La parola araba mwsqﺩﻓﺘﺮ viene dal mwsgmedio-persiano mwswdptl, presente anche in mwtaAramaico e in mwtqGreco antico διφθέρα (difthéra).
cite-note-33. ↑ Che si crede fosse uno schiavo persiano, prigioniero di guerra dei Bizantini che si era convertito al mwuqCristianesimo. Si veda mwugṬabarī, mwuws.a. 21, I, mwvaf. 2632.
Bibliografia
• mwxaṬabarī, mwxqKitāb al-rusul wa l-mulūk, ed. Muḥammad Abū l-Faḍl Ibrāhīm, 10 voll. + Indici, Il Cairo, Dār al-maʿārif, 1960-69.
Voci correlate
• mwyqMecca
• mwywMedina
• mwzqCorano
• mwzwCaliffo
• mw0qAbū Bakr
• mw1qEgira
• mw1wSàhib
• mw2qUmma
• mw2wPenisola araba
Altri progetti
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Collegamenti esterni
• citerefdizionario-di-storia'Omar ibn al-Khattab, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefbritannica-com(EN) Asma Afsaruddin, ʿUmar I, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefjewish-encyclopedia(EN) ʿOmar ibn al-Khaṭṭāb, in Jewish Encyclopedia, Funk and Wagnalls.
• citerefcyclop-dia-of-biblical-theological-and-ecclesiastical-literature(EN) ʿOmar ibn al-Khaṭṭāb, in Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, Harper.